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Investimenti da evitare in contesti geopolitici attuali

 Ãˆ agosto 2025 e il mondo non smette mai di sorprenderci, con conflitti, nuove alleanze, tensioni commerciali che si rincorrono insieme alle aspettative dei mercati. In questo contesto chi decide di investire, soprattutto da giovane, deve affrontare una realtà complicata che difficilmente può essere trattata con superficialità. La geopolitica sta diventando una variabile centrale, non più retroscena ma protagonista delle dinamiche finanziarie, e capirla non è solo utile ma indispensabile per saper navigare e decidere con una certa consapevolezza.


Negli Stati Uniti il presidente Trump ha incontrato a metà agosto il presidente Zelensky, offrendo possibili garanzie di sicurezza per l’Ucraina, con la prospettiva di un trilaterale con Putin, un tentativo diplomatico che ha scosso gli investitori. Si parla di un’ipotesi di “artiglio 5-like,” una sicurezza dietro cui si nasconde la complessità delle relazioni fra Washington, Mosca e la guerra in corso. È un passo che potrebbe cambiare equilibri, ma per ora resta un progetto avvolto nell’incertezza.


Nel frattempo la tensione fra Stati Uniti e India sembra deflagrare. Trump ha imposto dazi fino al 50 per cento sulle merci indiane, una pressione non vista da decenni, mentre l’India risponde con apparente calma, puntando su diplomazia petrolifera e approccio multilaterale. Questo cambio nei rapporti di forza può ripensare equilibri nel sistema globale del commercio, soprattutto in un momento in cui Cina e India sembrano avvicinarsi.
I mercati europei osservano con attenzione: in Italia il differenziale fra i rendimenti dei Btp e dei Bund francesi si è ridotto, segnalando un miglioramento delle condizioni fiscali italiane, mentre la Francia soffre per costi sociali e instabilità politica. È come se il rischio percepito stesse re-berlusconizzando i giudizi degli investitori, portando ripensamenti su Paesi considerati meno solidi.
Accanto a questo quadro politico, emergono altre tensioni, meno visibili ma altrettanto importanti. Per esempio in Medio Oriente, l’Iran ha minacciato – a giugno – la chiusura dello Stretto di Hormuz, provocando un rialzo dei prezzi del petrolio e dimostrando quanto una zona crittografata come quella possa diventare una leva strategica per influenzare i mercati energetici globali. Parallelamente le tensioni con Israele, culminate con attacchi iraniani che hanno fatto tremare le borse, invitano a tenere il fiato sospeso su ogni sviluppo. Sul fronte finanziario, nonostante il quadro geopolitico carico di tensioni, i mercati globali sembrano in qualche modo resiliente. 

Il World Economic Forum evidenzia come i conflitti ora siano considerati il rischio numero uno per il 2025, insieme alla polarizzazione e alla disinformazione amplificata dall’AI. Le Borse, però, registrano numeri sorprendentemente tenaci: il mercato M&A ha toccato i 2,6 trilioni di dollari in operazioni, un record che conferma la voglia di fiducia dei grandi operatori pur in un periodo così instabile. JPMorgan e altre istituzioni avvertono che la volatilità potrebbe aumentare nella seconda metà dell’anno.
Gli investitori, quando ci pensano, riconoscono che l’incertezza è un elemento strutturale ormai. Il divario fra i rendimenti nei mercati obbligazionari di Stato in USA, la volatilità sui mercati corporate, è rimasto sorprendentemente basso, quasi come se si volesse ignorare i rischi fino a quando qualcosa di realmente significativo non esploda. E questo atteggiamento, se da un lato favorisce un mescolamento tra fiducia e incoscienza, dall’altro prepara il terreno a sorprese brutali.
Cosa vuol dire tutto questo per chi vuole investire adesso. Significa che bisogna avere in mente una mappa fluida, saper leggere il contesto e capire quali asset possono diventare bombe a orologeria. Alcune categorie sembrano più esposte di altre. L’energia, ad esempio, è il terreno preferito dalle speculazioni: i mercati petroliferi restano estremamente volatili e brevi rialzi o cali repentini possono erodere capitali in un batter d’occhio.
Ma anche settori per certi versi più tradizionali, come difesa e aerospazio, stanno vivendo un momento di iper-attenzione. Le tensioni internazionali spingono governi e investitori a guardare verso queste industrie, che potrebbero registrare una crescita sostenuta nei prossimi mesi.
Con questo panorama è facile farsi prendere dal panico o inseguire l’onda del momento, ma cedere alla frenesia è esattamente ciò che chi investe consapevolmente dovrebbe evitare. Parlare di investimenti da evitare non è semplice in modo astratto, ma qualche linea rossa va tracciata pensando al contesto attuale e attraverso una lente giovane che miri al lungo periodo.
Prima regola: evitare bets brevi su petrolio o energia se non si ha una strategia molto robusta e tempismo perfetto. I mercati sono fragili e anche una brutta notizia mediorientale o un’escalation in Ucraina può far esplodere ogni previsione. Bisogna tranquillamente dire che puntare su volatilità estrema in questi settori può significare perdere soldi in un lampo.
Seconda regola: diffidare dei settori legati strettamente a turismo, trasporti e consumo ciclico in paesi esposti alle tensioni geopolitiche o che subiscono dazi improvvisi. L’esperienza insegna che bastano pochi giorni per azzerare utili se un governo impone nuove tariffe senza preavviso. Questo è evidente nel caso di India e Stati Uniti, dove i dazi del 50 per cento hanno colpito settori ma anche fiducia e prospettiva. Chi vende into tension può uscire male.
Terza regola: attenzione a settori dipendenti dalle catene globali ancora fragili. La tendenza alla deglobalizzazione, al reshoring, al favorito dei fornitori locali mette sotto pressione i comparti basati su catene produttive globali edgy. L’Asia e la Cina restano centrali, ma il trend verso supply chain resilienti e “China+1” è evidente: i costi aumentano e il margine si erode.
Quarto avviso: strumenti finanziari complessi come derivati o altri leveraggi, che possono sembrare attraenti nel breve, possono trasformarsi in trappole se scoppia una crisi geopolitica inattesa. La volatilità esplode, i mercati arretrano o esplodono, e senza buffer questo è un salto nel buio.
E infine, anche l’illusione della stabilità, dello “shopping sicuro”, può rivelarsi ingannevole. I bond corporate, considerati resilienti, possono resistere agli shock brevi, ma se la situazione peggiora a livello sistemico, anche quelli possono soffrire, e l’effetto domino è proverbiale.
Insomma, per un investitore giovane e consapevole la priorità è pensare prima al quadro, all’orizzonte di almeno cinque-dieci anni, e costruire un portafoglio senza rincorrere il momento. È una strategia che presuppone pazienza, diversificazione e consapevolezza culturale prima ancora che finanziaria.
Preferire settori meno correlati a settori geopoliticamente diretti, come tecnologia AI in paesi stabili, oppure sanità e beni primari in mercati difensivi, significa poter reagire con più calma se la situazione degenera. Guardare con scetticismo ai titoli speculativi e restare legati alle fondamenta di lungo periodo è ancora la strategia più serena, anche se il contesto spinge verso l’impulsività.
In definitiva la situazione di agosto 2025 racconta un mondo che non torna indietro, ma evolve verso un contesto in cui le crisi geopolitiche sono normalità, non eccezione. Per chi investe, capire questo significa non farsi sorprendere, mantenere equilibrio, saper scegliere e soprattutto sapere cosa evitare. Non si tratta di predire il futuro, ma di costruire oggi le condizioni per affrontarlo con lucidità e resilienza.

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